La notte di Cosetta

14 giugno, 2006

Pensava di non essere vista da nessuno. Le labbra erano sempre più segnate dai denti che stringevano per non farla piangere. Poi esplose, ma silenziosa. Due poliziotti si avvicinarono alla panchina e con fare arrogante dissero:
“Fornisca un documento, per favore.”
Cosetta alzò gli occhi zuppi, annuì e porse all’uomo più alto la sua carta d’identità.
Lo sa che è vietato piangere qui?”
Cosetta tirò su con il naso.
Cosetta!” – urlò da lontano Renato. Correva veloce tra i binari. Non appena fu più vicino disse: “Vieni con me dai, lascia perdere, non piangere per carità. Prendiamo il treno adesso.”
I poliziotti restituirono il documento, e sparirono nel sottopassaggio.
Abbracciami, su.” Renato la prese con sé. Salirono sul primo treno che andava verso est. Cosetta rimase muta in piedi accanto al finestrino. Il viaggio durò meno di tre minuti. Scesero tantissime persone e valigie, nonostante fosse ormai notte fonda.
Vieni.” Cosetta si fece trascinare dalla mano di Renato fino ad una locanda. Prese posto appiccicata al muro, e strofinava il dito su e giù dalla parete rugosa. Riusciva a vedere tra i solchi dell’intonaco un vecchio con un bastone, un giovane cervo, una tigre.
Prendiamo due bistecche con patate, grazie. Ed una bottiglia di naturale.” – rispose Renato al cameriere, mentre Cosetta era distratta da quelle figure.
Accanto c’erano due donne sulla quarantina. Mangiavano del pesce. Una si pinzò il naso con il guscio di una cozza, ma nemmeno questo incuriosì Cosetta più del muro.
Perché fai così? Me lo racconti allora?”
Il cameriere portò delle patate intere crude e due bistecche, a forma di cuore spezzato, ma così ad occhio non sarebbero mai combaciate.
Cosetta non raccontò niente e svuotò in fretta il piatto, quasi ad ingozzarsi. Renato era rassegnato, pagò il conto e non le chiese più niente.
Cosetta per strada diede un calcio ad una monetina per terra, ma non si mosse. Allora provò a spostarla con la punta delle scarpe, ma si accorse che era incollata sulla pietra. Alzò le spalle, abbassò la testa e raggiunse Renato che proseguiva per la strada di casa senza aspettarla.
Quando si richiuse alle spalle il portone Renato le sussurrò – “Ti preparo il letto sopra.”
Cosetta si sedette sulle scale e tornò finalmente a piangere, con la testa sulle ginocchia. Renato si mise davanti a lei e la strinse a se.
Va bene, va bene Cosetta.”
Renato la vide scappare di nuovo. Cosetta scappava molto lentamente, con passi piccoli e ben misurati per non inciampare nelle pozzanghere scure. Pioveva da ore, e continuò a piangere ancora, così nessuno avrebbe potuto fermarla una seconda volta.

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2 Risposte to “La notte di Cosetta”

  1. Gianluca Says:

    Bellissimo racconto.

  2. s Says:

    spero tu stia meglio. ti ho mandato le mie energie positive.
    scusami se non ti ho scritto: giornate stra-incasinate. un abbraccio


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